sabato 25 aprile 2009

Resistenza sempre!!!


...Perchè il 25 Aprile non sia solo oggi... ma SEMPRE!!!

giovedì 23 aprile 2009

La migliore delle polizie


La migliore delle polizie non indossa la divisa, doppia, tripla, torbida, incolore, informe. Si immischia in tutto, si mischia con tutto, si sente ovunque. Centrale, senza rumore, senza nulla di scritto, senza nessun odore di qualsiasi grilletto, certe volte anche con dei talenti da poeta.
La migliore delle polizie rimane ineguagliabile nell'arte del "metterci a tavola", ai nostri posti, in gabbia, docilmente, senza effusioni ne rabbia, senza l'utilizzo di giochi strani, di nessun bracciale dalla serratura metallica.
La migliore delle polizie non estorce informazioni, non perde ore del suo tempo nel fondo di una caserma puzzolente a far colare il sangue dell’ultimo prigioniero (sfigato) decaduto in una cellula di correzione.
La migliore delle polizie caccia sui terreni di questo paradiso terrestre che vende chiavi in mano, dove si conosce il modo di procurarti la voglia di niente, la paura di tutto, il terrore della gioia, l’angoscia della malinconia.
La migliore delle polizie è tutto quello che ti viene preso, tutto quel che ti viene lasciato, tutto quel che uccidono in te, tutto quel che viene masticato, tutto quel che ti viene sputato, tutto quel che becchi per mantenere il gusto di ammuffire a credito in un cazzo di buco.
La migliore delle polizie è il tuo lavoro, la tua tele, i tuoi crediti, i tuoi ansiolitici, neurolettici, antidepressivi, e tutto quel che prendi per piangere meno forte durante la notte.
La migliore delle polizie sono i tuoi sorrisi forzati quando vieni messo da parte, le trattenute sul tuo stipendio e il conto scoperto prima della fine della settimana. E’ la paura di fare un passo, poi due, poi tre, perché da piccolo, ti hanno detto che eri una merda e hai finito per crederlo.
La migliore delle polizie è tutto quel che ti fa rigare dritto col tuo proprio consenso, senza mai digrignare i denti quand’anche proponessero d’incularti.
La migliore delle polizie, è quando i poveri sanno stare al loro posto senza la necessità di randellarli, di cucirli la mascella o di rinchiuderli in prigione.
La migliore delle polizie è tutto quel che ti viene insegnato di meglio, dalla culla alla tomba…tutto quel che becchi per mantenere il gusto di ammuffire a credito in un cazzo di buco...tutto quel che becchi per mantenere il gusto di ammuffire a credito in un cazzo di buco...

Questo pezzo è tratto da “La meilleure des polices” scritto dal gruppo “La rumeur” che si trova nell’album “Du coeur à l’outrage”. Questo è solo uno dei tanti pezzi devastanti scritti da questo gruppo hip hop francese che piacciono tanto a Sarkozy (ha denunciato il gruppo diverse volte ma ha sempre perso… tiè!). Sono caratterizzati dalla loro scrittura cruda, incisiva ma consapevole: dei veri poeti urbani! Chissà: magari un giorno in Italia un gruppo hip hop potrà vendere un sacco di dischi facendo singoli di spessore invece di essere bombardati da egocentrici che si applaudono da soli (ogni riferimento a persone realmente esistenti non è casuale). Mah… Analizzando il tutto potrei concludere dicendo che “la migliore delle polizie è la rapina mentale che abbiamo consapevolmente accettato aprendo le porte senza la minima resistenza”. Uhm… Quasi quasi mi rimetto a scrivere! Uhn... forse no!

martedì 14 aprile 2009

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..." (di Giacomo Di Girolamo)


Questo testo, me lo sono trovato su Facebook e mi ha lasciato un qualcosa dentro che non saprei definire. Non volevo scrivere post su quel che è sucesso in Abruzzo, ma dopo aver letto questo mi piacerebbe avere una vostra opinione. E' un testo discutibile, nel bene e nel male direi.

"Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.


Giacomo Di Girolamo

Che ne dite?