lunedì 6 ottobre 2008

Corruzione

Transparency International è un'organizzazione non governativa fondata nel 1993,con sede a Berlino;tra i suoi scopi principali vi è la lotta alla corruzione,di cui ogni anno viene pubblicato un Indice di percezione della corruzione (CPI) che classifica 180 paesi in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, su una scala di voti da 0 a 10, in cui lo zero indica il livelli più alto di corruzione. Si basa su una serie di sondaggi rielaborati sulla base dei parametri del professor Lambsdorff dell'università di Passau (Germania). I valori CPI di quest’anno sono il risultato delle indagini svolte nella seconda metà del 2007 e nei primi mesi del 2008.
Tra gli ultimi 20 paesi della classifica, 20 sono africani (Somalia all'ultimo posto, di poco preceduta da Sudan, Ciad e Guinea).
Purtroppo la corruzione la fa da padrona in quegli stati africani in cui manca una struttura governativa solida,in cui i territori sono in mano a forti dittature, ma è altresì presente in quelle zone che, nonostante i progressi in merito ai diritti civili e politici, non hanno fatto passi avanti nella lotta a questa problematica.E' il caso dell'Africa dell' ovest in cui alcuni paesi come Capo verde, Ghana e Mali hanno migliorato la loro posizione rispetto al 2007, altri tra cui il Senegal e il Camerun hanno registrato un netto calo. Il tipo di corruzione varia da 'individuale' nell'ottenimento di favori personali e attuata da singoli individui a quella più abituale associata allo stato e all'ambito economico. Lo studioso francese J.F.Bayart*, affrontando il tema delle evoluzioni dello stato in Africa e della corruzione come ostacolo allo sviluppo economico, cita un proverbio popolare africano: “la capra bruca là dove è attaccata”, per spiegare come il sistema africano post-coloniale si sia in parte affidato alla corruzione generalizzata come mezzo per ridistribuire le ricchezze economiche e per mantenere un controllo sociale forte sulla popolazione. Questo funzionamento predatore avrebbe quindi ridotto le potenzialità economiche e di crescita delle economie africane, rendendole più fragili e impotenti di fronte ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali.

Rapporto CPI http://www.transparency.org/content/download/36508/574364

3 commenti:

Crocco1830 ha detto...

Credo che la fase coloniale di molte zone dell'Africa non sia ancora finita.

Uhuru na usalama ha detto...

esatto..ed è una triste constatazione!le loro terre e risorse vengono usate e ri-usate solo per gli interessi dei paesi più potenti;poi se vi è immigrazione da quelle zone non a bene..ma cosa credono che loro lo lasciano volentieri il loro aese di origine?ma di fronte a fame e povertà la ricerca di un posto migliore è un diritto di tutti!

Cedric ha detto...

Quello è un fatto talmente palese che ormai nessuno ci fa caso. Nessuno si chiede come mai dei paesi così ricchi, dopo secoli di schifezze esplicite, non sono riusciti ad uscire dalla situazione in cui stanno ora dopo la cosìdetta decolonizzazione? Come mai le zone col petrolio siano sempre gestite da europei? Come mai ogni volta che qualche presidente non va bene al "primo mondo" puntualmente cade, subisce un colpo di stato o muore (vedi il mitico Lumumba)? Non è tutta colpa degli ex-colonizzatori certo. Ma quando vedi che si riforniscono di materia prima per il nucleare o di quel materiale (del quale non mi viene il nome in questo momento) che troviamo in quasi tutte le apparecchiature di ultima generazione (considerato essenziale e che si trova solo in certi posti), vhe vengono usati in Europa &co. a basso prezzo, mentre la gente muore per via di quei materiali, non posso non pensare che ci sia una grande colpa degli "ex"-colonizatori.