martedì 7 ottobre 2008

Ha ragione Maroni, non c'è emergenza razzismo: sono io che sono speciale

Leggendo le varie news che parlano di razzismo o discrminazione, ascoltando le parole dei vari Borghezio, Gentilini e ultimamente Maroni (che da persona super partes si mette parte civile nella causa tra la polizia e Amina prima che partano le indagini... mah...), mi sono imposto per un momento di vedere le cose in modo diverso (l'ho fatto per la mia salute nervosa in primis!). E con mio stupore mi sono reso conto di una cosa: ha ragione Maroni! Il razzismo non esiste, sono io che sono speciale. Ci sono arrivato facendo un bel viaggio nel tempo, come in quei film dove arriva un angelo che viene a mostrarti gli eventi della tua vita.
Partiamo dall'infanzia. Quando si è piccoli è tutto bello e a parte qualche domanda curiosa di qualche altro bambino ai genitori ("
Ma xkè quel bambino è tutto nero?" con relativa risposta infantile) direi che mi sentivo sostanzialmente uguale agli altri. Il primo episodio che mi ha fatto capire quanto fossi speciale è stato verso i 5-6 anni. C'era un bambino della mia età che viveva vicino a casa mia. Ogni tanto si giocava insieme, anche se vedevo che ogni tanto era un po distante nei miei confronti. Un giorno lo vedo affaciato alla finestra (abitava al piano terra) e gli chiedo di scendere per giocare. Al primo rifiuto provo un altro approccio e per tutta risposta mi ritrovo la sua saliva sul viso (e non mi aveva dato un bacio...). Mi ricordo di aver pianto tanto e di aver provato qualcosa di forte che non riuscivo a definire. Dopo qualche anno ho pensato che fosse umiliazione, ma in realtà era solo un modo per farmi capire che ero speciale (anche xkè questo trattamento è stato riservato solo a me, almeno da parte sua). Per alcuni anni ho perso il mio status di speciale: mi sono ritovato in Francia a studiare. La classe era composta da francesi di diversi colori e con varie origini disperse in tutto il mondo (e la cosa sembrava essere normale). E se non fossi diventato la mascotte della classe (non parlavo una sola parola di francese all'inizio!), sarei stato trattato come tutti gli altri probabilmente. All'inizio degli anni '90 torno in Italia e continuo la scuola a Torino (città dove sono nato del resto). Vado a giocare a calcio in una squadra di periferia (il Victoria Ivest!) e conosco gente ai giardinetti della zona. Il mio status riprende vigore! Ai giardini mi ricordo delle volte in cui i bulli della zona venivano da me e mi dicevano "gentilmente": "O negro! Facci giocare!" Il pallone era mio... Io col sorriso da perfetto schiavo come si vedono nei film americani degli anni '20, ero pronto anche a regalargli la palla. Ma in quei momenti interveniva spesso un mio amico (bianco) che rispondeva: "Ma vedi di andartene, mozzarella!" Se Maroni mi avesse fatto capire prima, mi sarei incazzato col mio amico per rivendicare il mio status: sono speciale ed è giusto che esaltino questo lato. A calcio mi adoravano: ero una punta molto promettente (ci sono articoli del Piemonte sportivo che parlano dei miei gol!) e segnavo anche molto. Infatti un sacco di abbracci! Che figata. Poi ogni tanto durante gli allenamenti mi si esaltava ancora. Uno tra i tanti esempi, facendo una finta ho fatto perdere la palla ad uno che giocava con me (ma nella squadra avversaria: facevamo una partitella tra di noi) che per ringraziare ha semplicemente urlato "Sti cazzo di negri!" L'allenatore è sbiancato. Ma non sapeva che questo era dovuto al mio status di speciale. Oppure una volta avevamo perso una partita e l'arbitro era stato obiettivamente scandaloso. Negli spogliatoi un mio compagno ha dato all'arbitro del "cazzo di negro!" Ma l'arbitro non era bianco? Come ha osato farlo entrare nel club degli speciali?!? Non c'è più religione...
Poi mi ricordo delle mie passegiate in centro con amici o con la ragazza. La gente che ti guarda (quasi da farti una radiografia) che poi si sposta la borsa o addirittura cambia marciapiede pur di lasciarti più spazio... Che stile essere speciali! Questo succedeva anche quando (anni 99/2000 circa, soprattuto la domenica) vedevi quei gruppetti con i giubotti con le svastiche o con le scritte "White Power" che giravano dalle parti di piazza Castello tranquillamente tra le persone. Nessuno si spostava per loro! Lo speciale ero io, loro erano uguali agli altri... Poi le ragazze che ho avuto in quel periodo erano privileggiate: un sacco di buontemponi che le guardavano dicendo cose del tipo "
Ti piace la banana eh?". Che simpatici! Oppure quella volta che ero con un mio amico brasiliano e le nostre relative ragazze. Una macchina ci passa di fianco e sentiamo urlare:" Ma due bionde come voi proprio con dei negri dovevano stare?!?" Probabilmente andavano di fretta ed è per questo che non si sono fermati per dimostrarci la loro ammirazione. Che figo essere speciali! Specialmente per chi ci sta attorno che prende un po della tua popolarità! Poi quella volta in cui al "Caffe Blu"(o come si scrive, non vorrei fargli un torto...) non ci hanno fatto entrare. Siccome avevano avuto dei problemi con dei neri, non li facevano più entrare. Espliciti fino in fondo. Lo hanno fatto per noi: siamo speciali non sia mai che ci si mescoli con certa gente! E' partita una denuncia (con tanto di servizio al Tg3) e ci siamo ritrovati in tribunale. Per fortuna, malgrado il fatto che ci fosserò dei (non uno, DEI) testimoni occulari dell'accaduto e che i buttafuori non si sono mai presentati, è finito tutto in prescrizione. Non sia mai che pagasserò per essere andati contro l'art.2 della Costituzione (per citarne uno), non sarebbe giusto. Noi non siamo uguali, siamo speciali!
Devo parlare del mio rapporto speciale con le forze dell'ordine? All'uscita dell'università fermato in via Po davanti a tutti e sbattuto contro il muro affinchè tutti potesserò vedermi? Probabilmente cercavano cimegli da poter vendere su ebay! Se avessi avuto più tempo avrei firmato anche degli autografi! Oppure quando fermano solo gli speciali come me mentre le altre persone si fermano invidiose xkè a loro non chiedono mai i documenti. Sfortunatamente a 18 anni ho preso la cittadinanza, e le forza dell'ordine mi vedono un pò meno speciale: ci rimengono spesso male quando dopo una bella discussione vedono i miei documenti. Comunque nella speranza, mi chiedono sempre il permesso di soggiorno. E' dura per me spiegarli che se leggono il documento si renderanno conto che sono meno speciale. Ogni volta è un colpo al cuore... Quasi quasi chiedo se mi tolgono la cittadinanza così ridivento super speciale e li faccio contenti! Si può fare?


Adesso ho ironizzato su vari eventi della mia vita (e ne ho lasciati un bel pò da parte, ve lo assicuro...). Ma togliete l'ironia e immaginate di vivere quasi 30 anni con eventi del genere, implodendo invece di esplodere la propria rabbia, anche xkè i miei genitori mi hanno cresciuto credendo seriamente a concetti come il rispetto delle altre persone, la legalità e l'amore. Poi i miei sono pure protestanti, quindi ho anche avuto un'educazione religiosa! Ma vi assicuro che non è semplice vivere tutto ciò specialmente quando si è spesso l'unico "speciale" della situazione e non trovi persone con le quali sfogarti: una persona può immaginare come ci si sente in certe situazioni ma non capirle appieno. Non dico di essere una persona perfetta, i miei errori li ho fatti come tutti del resto. Però ho capito che la cittadinanza non ti leva il colore dalla faccia. Colore che continua ad avere un peso troppo importante nella vita. Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che mi hanno discriminato senza conoscermi minimamente, di quelli che parlano a gratis come Borghezio & co., e quelli che ne faranno altrettanto nei prossimi anni. Senza di loro avrei sicuramente sofferto di meno, ma sarei probabilmente stato più superficiale su certe cose (x es: avendo subito discriminazioni e razzismi vari, evito di comportarmi in quel modo con le persone che incontro). Maroni certe cose non le ha vissute e quindi non le può capire. O forse ha vissuto certi aspetti ed ha reagito odiando (forse esagero un pò con questo termine). Non lo so. Però so come mi sento quando sento e vedo certe cose. Io vorrei smettere di andare in giro dimostrando di essere fiero di essere nero (per quanto ne sia orgoglioso, per quanto possa valere), ma non è ancora possibile a quanto pare. Me lo ricordano i vari Gentilini e i media ogni volta che si parla di un ragazzo speciale.

7 commenti:

Uhurunausalama ha detto...

Eccome se sei speciale!ma non nel modo che governo e gente ignorante fanno pensare;te lo dirò per sempre:ammiro la tua forza,e proprio perchè non posso capire come ci si sente al 100%,ti dico che non so se avrei tutto il tuo coraggio nell'affrontare tutto ciò che ti è accaduto e ahimé accadrà..
Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi...

Anonimo ha detto...

Credo di non aver mai letto un post così bello..
Ironico, graffiante e tagliente..
I miei complimenti, Sara

Cedric ha detto...

Vi ringrazio per i commenti. Fa piacere vedere che ci sono persone che riescano a fermarsi un attimo ad ascoltare (in questo caso leggere ;) ) le parole delle altre persone! Grazie veramente...

Stefania - The Italian Backpacker ha detto...

Anche a me piace molto il tuo post (sono arrivata attraverso un commento di uhuru sul blog di clauds) e tutto il vostro blog in generale.
Il tuo post mi ha fatto anche riflettere e ricordarmi dell'unico bambino nero che c'era nella mia scuola: quante ne ha passate!
Ho pensato una cosa: non è che spostare la borsa e gli altri atteggiamenti di paura verso i neri siano provocati da quello che dice la televisione? Io da quando sono in Inghilterra (solo un paio di settimane a dir la verità) mi sento effettivamente più sicura proprio perché non mi bombardano più sul problema della sicurezza (non che prima avessi paura di uscir di casa, s'intende). Però ho notato una cosa: qui i neri sono più "proud", anche esageratamente proud. Io non l'ho mai capita questa cosa, però ora che l'hai detto tu posso forse capire il meccanismo di difesa. In Inghilterra il razzismo è un grosso tabù, ma sotto sotto esiste anche qui, anche se in forme molto più subdole e blande.
Beh, un saluto da una trevigiana anomala che se ne è scappata a London Town (o giù di lì).

riccardo gavioso ha detto...

credo che questo bellissimo testo dovrebbe far riflettere a lungo sulla sofferenza che può causare la stupidità umana, specie quando si coniuga in razzismo. E la meravigliosa ironia che dovrebbe stemperare il dolore, finisce per renderlo quasi palpabile.
Ho iniziato scrivendo credo, perchè per riflettere non è richiesto né il bianco né il nero, ma la materia grigia di cui troppi si dimostrano sprovvisti.

Per noi, comunque, sei davvero speciale :)

Uhurunausalama ha detto...

Ciao Stefania,sono Uhuru,cioè Ileana;grazie per essere passata sul nostro blog e per il commento;mi auguro che tu e Clauds passiate spesso per dirci la vostra.Per quanto riguarda il post ti posso dire che la voglia di scappare per queste cose è sempre più forte epenso spesso che non dicendo nulla,non mobilitandosi si dia solo ragione a questa gentaglia,che si sentirà sempre più in diritto di imporre la propria visione razzista.Qua a Torino la situazione è davvero calda:ho come la sensazione che prima o poi possa scoppiare qcsa di grosso.e non possiamo permetterlo...so solo che non ne posso più di vedere gente soffrire il doppio:nn solo per aver lasciato la propria terra ma anche per le umiliazioni che subiscono qui
a presto!

Lauryn ha detto...

ricordi ed emozioni, quante emozioni, le lacrime agli occhi....fratello, siamo speciali davvero, ringrazio anche io per tutti i trattamenti riservati e decati solo a me! io però non ho ancora la cittadinanza e quindi sono un po'più speciale di te...sei invidioso vero!?